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 Licantropia e Possessione Animale

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AutoreMessaggio
Angst
Testa di Zucca
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MessaggioTitolo: Licantropia e Possessione Animale   Gio Ago 20, 2009 2:10 pm

[PREMESSA: In questo topic parlerò della figura del Licantropo dal punto di vista antropologico-folcloristico-psicologico. Niente a che vedere con letteratura moderna, cinema o gdr/video games. E' mia intenzione fare chiarezza una volta e per tutte riguardo questa antichissima figura del folclore e per tutti gli appassionati che vogliono saperne di più. Wink
NOTA: Il contenuto di questo topic è frutto di una mia ricerca personale, materiale e fonti sono citate alla fine dei paragrafi.
Infine, data la lunghezza dell'argomento lo spezzetterò in tre post.]

LICANTROPIA E POSSESSIONE ANIMALE



Il termine Licantropia deriva dalla parola greca lycos che vuol dire lupo.

La figura del licantropo , come quella del vampiro suscita nell immaginario popolare da sempre molto fascino ma anche timore.
La Licantropia è un fenomeno studiato sia in antropologia per la sua relazione con lo sciamanesimo e quindi con la possessione animale,di cui vi parlero in seguito, sia in psicologia per le implicazioni con patologie di varia natura.


SUPERIOR STABAT LUPUS.
Un canto funebre rumeno, recitato ancora agli inizi del '900, dice:
"Il lupo apparirà davanti a te... Prendilo come tuo fratello, perchè il lupo conosce l'ordine delle foreste... Egli ti condurrà per via piana verso il Paradiso."


L'idea che il lupo sia uno psicopompo (dal greco psychè ovvero anima e pompos ovvero corteo ), cioè una creatura destinata a guidare nell'Aldilà le anime dei morti, è antica quanto la cultura delle stirpi di origine indo-europea, come testimoniano le urne funerarie in forma di testa di lupo nelle quali i primitivi popoli nomadi custodivano le ceneri dei defunti.
Per le popolazioni non stanziali, nelle quali la cultura dominante non era ancora quella agricola, ma quella della caccia, il lupo era un rivale, un competitore che, nella medesima nicchia ecologica, perseguiva le stesse prede. Ed era più abile, perchè più veloce, dotato di sensi più acuti, capace di vedere di notte e "armato" dalla natura in modo terrinbile, con zanne e artigli. Per riuscire nella caccia si doveva perciò ingraziersi lo spirito, il che - nelle culture sciamaniche - avveniva per via imitativa; vale a dire, facendosi "invasare" dal Dio della Bestia sino ad assumerne i poteri, il comportamento e persino l'aspetto.
E' nei rituali sciamanici delle culture nomadi paleolitiche che gli antropologi rintracciano le radici di quella che, più tardi , venne chiamata - con termine estensivo - "LICANTROPIA": ovvero la capacità, da parte di esseri umani, di trasformarsi in determinate condizioni nell'animale totemico, ovverossia rappesentativo e protettivo della tribù.

(FONTE: Estratto dall'introduzione a "Storie di Lupi Mannari" di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco)


vi linko alcuni siti che ho trovato molto interessanti:

1) Del seguente link vi invito a leggere anche gli "approfondimenti" che troverete seguendo la freccia in basso alla pagina iniziele e cliccando su "storie vere", sempre in fondio alla pagina iniziale potrete leggere delle cronache di incontri con licantropi avvenuti in vari paesi.

http://www.menphis75.com/licantropia.htm

2) Licantropia tra Magia e Superstizione:


http://www.acam.it/licantropia.htm


COS'E' LA LICANTROPIA? DA COSA HA ORIGINE?


La LICANTROPIA è prodotta da un maleficio e da una trasformazione sciamanica. Ma in sostanza si tratta di una vera e propria POSSESSIONE ANIMALE.


Definizione di Possessione:
Nella tipologia storico religiosa, particolare condizione personale e collettiva che si realizza a seguito dell'occupazione dell'individuo da parte di realtà a lui estranee, concepite come potenze personali o impersonali ( dei, demoni, spiriti naturali o di animali "doppi" di defunti, ecc).
Nella possessione il corpo viene occupato da un'entità estranea che può dar luogo a reazioni fisiche violente o ad una immobilità, nella quale la presenza estranea si rivela, parla o agisce attraveso gli organi dell'individuo che essa posiede.

---> Una distinzione proposta all'interno dei fenomeni di possessione è quella (J.M.Lewis 1871) che li ricondurrebbe a tre tipi fondamentali:

1) possessione involontaria (quanto al soggetto) da parte degli spiriti o potenze esterne nei culti estatici.
2) possessione volontaria, controllata, degli spiriti, da parte dell'operatore, esempio: il caso dello sciamano, che invaso dagli spiriti riesce a ottenere una vittoria su di essi e a diventare a sua volta il loro possessore.
3) possessione di terzo tipo si realizza allorchè l'operatore controlla gli spiriti che dirige contro un soggetto, il quale in questo caso ne viene, involontariamente, posseduto. Ciò avviene nei rituali di stregoneria.

(FONTE: Enciclopedia Bompiani)

La LICANTROPIA, per tanto, appartiene alla possessione di terzo tipo.

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Di seguito un interessante articolo:


Lupus in fabula
(parte prima: cronache e prima parte delle origini del mito)

Di Mario Borselli

"L'altro ieri la feroce bestia ha divorato una pastorella presso il villaggio di Mende. Da settimane un distaccamento di Dragoni le sta dando la caccia". Così scrive, sul numero del 14 gennaio 1765, il giornalista della "Gazzette de France" inviato in Linguadoca per indagare sul mostro. La bestia Selvaggia del Gevaudan era entrata in azione l’anno prima. Venica descritta, dai rari testinomi superstiti, come un lupo gigantesco dalla folta pelliccia nera, con zanne affilate sporgenti dalla mascella e una coda lunghissima. Le sue vittime venivano trovate semidivorate, il volto e le parti carnose strappati a morsi. Erano già svariate decine, e nel giro di tre anni sarebbero salite a centotrenta! Furono messe mille corone di taglia sulla Bestia, e il capitano Duhamel, alla testa dei suoi Dragoni, battè la campagna senza risultato. Non poteva trattarsi di un normale lupo. La Bestia, mormorava la gente, doveva essere un lupo mannaro. Antoine Chastel, un solitario che collezionava pelli fi lupo, fu accusato e incarcerato con tutta la sua famiglia. Ma le morti continuarono. Nell’estate del 1765, Antoine de Beauterne, archibugiere del re, fece strage di lupi. Nel dicembre di quell’anno la Bestia, imperterrita, riprese a uccidere. La famiglia Chastel fu liberata, e jean, padre di Antoine, fece benedire il suo fucile e tre proiettili ottenuti fondendo delle medaglie con il volto della Madonna. Il 19 giugno, 1767, dopo una battuta di caccia cui parteciparono centinaia di persone, Jean Chastel uccise un enorme lupo. Era la Bestia? Il mistero permane. Com’è noto, per annientare un lupo mannaro non basta un fucile benedetto…
In Europa, il terrore dei lupi mannari assunse dimensioni epidemiche tra il cinque e il seicento. Era l’epoca della caccia alle streghe, e in tanto furore di repressione antidiabolica anche molti lupi mannarifurono condannati al supplizio e sul rogo. Peter Stump, giustiziato in germania nel 1598, confessò di aver ricevuto dal demonio il potere di trasformarsi in lupo. Per venticinque anni, Stump si era spesso nutrito di carne umana, uccidendo centinaia tra donne e bambini, compreso il suo stesso figlio. Nella francia dell’epoca, il principale esperto di lupi mannari era l’implacabile giudice Henry Boguet, che operava in Borgogna. Fu lui a mandare al rogo Gilles Garnier, assassino di bambine noto come l’eremita di St. Bonnot, e un’intera famiglia di licantropi, i Gandillon, che anche chiusi in cella ululavano e camminavano a quattro zampe. Purtroppo, i metodi del giudice Bouguet erano quelli del suo tempo, e le confessioni erano estorte con la tortura. L’accusato non aveva altra scelta che la confessione. Così una certa Claudia Gaillard fu condannata a bruciare viva solo perché un testimone aveva visto un lupo senza coda uscire dalla foresta dove lei era entrata pochi minuti prima. Diverso fu il caso di Jean Grenier, un pastore di tredici anni che si vantava di trasformarsi in lupo e di uccidere in quella forma cani, pecore e bambine. In considerazione della sua giovane età e degli evidenti sintomi di idiotismo, nel 1603 il giudice Dassis lo condannò alla prigionia perpetua in convento. Fu una decisione rivoluzionaria. Il demonio non c’entrava niente, dichiarò Dassis. Jean Grenier soffriva di una malattia di mente, la licantropia.

Gli antichi conoscevano la licantropia, o morbo lupino. Nel II secolo dC, il medico Claudio Galeno la definiva una forma di "melanconia cerebrale" (oggi diremmo schizofrenia), per cui gli uomini perdono la loro identità e vanno in giro di notte, solitamente nel mese di febbraio, credendosi lupi e comportandosi come tali. Questa è l’interpretazione scientifica del fenomeno senza l’elemento della metamorfosi. Il primo vero lupo mannaro la cui leggenda sia giunta sino a noi è il Re d’Arcadia Licaone, che fu trasformato in lupo come punizione per aver sacrificato suo figlio a Zeus e averne assaggiata la carne. Lo storico greco Pausania scrive che in Arcadia c’erano parecchi cannibali trasformati in lupi: potevano tornare uomini solo a patto di rinunciare alla carne umana per almeno nove anni. Nell’antica Roma, i lupi mannari, come testimonia Petronio nel "Satyricon", erano chiamati versipellis, letteralmente "rovesciapelle": di fuori avevano aspetto d’uomini normali, ma il pelo scresceva all’interno, e per trasformarsi in lupi si rivoltavano come una giacca o un guanto. Ancora nel cinquecento, durante i processi ai presunti lupi mannari, i magistrati tagliavano a pezzi gli accusati ep cercare dentro di loro il pelo del lupo. Non lo trovavano, ma di solito era troppo tardi per riabilitare i malcapitati, ormai cadaveri.
Lupo mannaro deriva dal latino medievale Lupus hominarus, uomo lupo. Identico significato hanno il termine inglese werewolf (were è la parola anglosassone che significa uomo), il francese loup-garou e quello italiano, ma di origine greca, licantropo. L’aspetto del lupo mannaro nella sua forma umana è più o meno quello che avevano, secondo le testimonianze i citati Garnier e Grenier: occhi infossati, sopracciglia folte e unite tra loro, peli anche sui palmi delle manie sulle piante dei piedi, mani larghe con un dito medio eccezionalmente lungo. Nella sua forma lupesca, il lupo mannaro è del tutto diverso da quella creatura pelosa tipo uomo selvaggio cui ci hanno abituato alcuni classici film dell’orrore. Anche se, raramente, si alza su due zampe, il lupo mannaro sembra un vero lupo, ma è più grosso e dotato di velocità soprannaturale. Di solito conserva occhi e voce umana e spesso non ha la coda, perché si dice, solo Dio può compiere miracoli, e le trasformazioni operate dal diavolo, per quanto terrificanti, devono essere incomplete.
Come si diventa lupi mannari? Innanzitutto la licantropia non è infettiva come il vampirismo. Questa errata convinzione è dovuta al cinema, che ha introdotto per motivi spettacolari il contagio dell’uomo lupo, facendo violenza a una tradizione millenaria. Il morso dell’uomo lupo non trasforma in uomo lupo per la semplice ragione che la sua vittima viene di solito sbranata e divorata e, dopo tale trattamento, di lei rimane ben poco. Chi vuole coprirsi di pelo e farsi crescere le zanne ricorre ad altri mezzi. Come abbiamo visto nel caso di Licaone, si può diventare lupi mannari per maledizione divina. Ma di solito il lupo mannaro è il prodotto di un esperimento di magia nera. Direttamente o indirettamente l’artefice della metamorfosi è il diavolo, che concede tale privilegio ai suoi discepoli più fedeli. Spesso, dunque, il licantropo è una strega, che si trasforma in lupo dopo essersi spalmata un unguento sul corpo e dopo aver bevuto una bevanda magica. Un altro sistema, usato nei paesi nordici, dalla Bretagna alla Scandinavia, è quello di cingere attorno al corpo una pelle di lupo (così facevano gli ulfhednar, i guerrieri –lupo vichinghi), oppure una cintura di pelle umana, alta tre dita e ricavata dal cadavere di un assassino. C’è dunque chi, come streghe e stregoni, diventa lupo mannaro per libera scelta. Ad altri capita a dispetto della loro volontà… (continua)

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"La Paura uccide la mente" Paul Atreides
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Ich bin die Angst und in meinen Augen glänzt der Tod
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_†_Sînye este Viaţa_†_
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_"Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell' oscura morte al passo andare.
"
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La Morte, Ballata in fa diesis minore


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MessaggioTitolo: Re: Licantropia e Possessione Animale   Gio Ago 20, 2009 2:12 pm

(continuazione)

Lupus in fabula
(parte seconda: rituali sciamanici e magici per la trasformazione, effetti e contromagie, e tradizione popolare)

Di Mario Borselli



...Mai addormentarsi all’aperto, senza coprisrsi il colto, in una notte di luna piena. Potreste sentire il bisogno di ululare, di correre in giro a quattro zampe e di mettere sotto i denti un bel boccone di carne umana fresca: è il "mal di luna", come viene poeticamente chiamata la licantropia nel meridione d’Italia. A volte non è neppure necessaria una notte di plenilunio: basta che sia mezzanotte e che ci sia tempesta. Diventa lupo mannaro anche chi nasce la mezzanotte di Natale (e può essere sottratto al suo destino solo se il padre, per altre tre notti di natale, incide una croce su un piede del bambino con un ferro rovente). Secondo il cacciatore di fantasmi Elliot O’Donnel si diventa lupi mannari bevendo "acqua licantropia", un liquido infetto dalla magia nera che si deposita nelle orme lasciate dai licantropi. E poi, naturalmente, si può essere maledetti da una strega,: in Polonia, se una strega mette una pelle di lupo sulla soglia di una casa dove si stia celebrando un matrimonio, chiunque esca da quella soglia si trasforma in lupo.

Chi è affetto da "mal di luna" è colto all’avvicinarsi della trasformazione da eccitazione e nervosismo. Ha appena il tempo di mettere in guardia le persone presenti e poi cade a terra come in preda a un attacco epilettico, le sue membra si contorcono, e si trasforma in preda a d atroci dolori. Alcuni occultisti moderni propongono, sulla base delle testimonianze delle streghe, una diversa interpretazione del fenomeno: l’uomo cade a terra, si contorce, poi resta immobile, come colto da catalessi. La forma lupesca non è altro che il suo corpo astrale, libero di vagare nella notte mentre il corpo originario giace senza vita. In entrambi i casi, comunque, una ferita o una mutilazione inferte al corpo del lupo si riproducono sul corpo dell’uomo: se il lupo perde una zampa, l’uomo svegliandosi si troverà con un moncherino sanguinante, e così via. Si dice che Stump, i Gandillon e altri celebri lupi mannari avessero sul volto e sul corpo molte cicatrici dovute agli scontri con veri lupi e altri animali della foresta. Di solito la trasformazione inizia spontaneamente al calar del sole e ha termine all’alba, se il lupo mannaro ha bisogno, pe qualsiasi motivo, di riprendere immediatamente la forma umana, si può togliere con le zampe la fascia di pelle di lupo o la cintura di pelle umana (se questo è il metodo usato per trasformarsi). Altrimenti, se ha usato una pomata, si rotola nell’acqua stagnanate di un pantano o di una pozzanghera, metodo non sempre efficace. Altri sistemi necessitano l’aiuto di un complice umano, che ferisce il lupo mannaro alla fronte con una lama facendone stillare sangue, lo tocca con un forcone, lo fa passare attraverso un cerchio fatto di legno di giovane betulla, oppure se è un parente, si limita a chiamarlo per nome. Guarire del tutto dal destino del lupo mannaro è difficile, ma non impossibile. Una delle cure è la seguente: il lupo mannaro in forma umana dev'essere flagellato da ragazze armate di bastoni di frassino, fino a essere completamente coperto di sangue; quindi gli si getta addosso, un mestolo alla volta, un intero pentolone di zolfo, olio di ricino, aceto e pece bollenti. Se sopravvive, è guarito, e la sua anima è salva.

L’incontro con un lupo mannaro è sicuramente da evitare. Ma avena, vischio e frassino, offrono una certa protezione, se tenuti al collo o coltivati attorno alla casa. Ad Haiti, per difendere i bambini dai lupi mannari, i genitori fanno loro mangiare scarafaggi fritti con aglio e olio di ricino. Nel nostro Meridione, è sufficiente gettare addosso ai lupi mannari un mantello, fargli paura con una forte luce, o correre su per una scala (il lopomanare siciliano non può salire le scale). Per uccidere un lupo mannaro, infine, bisogna trafiggerlo con una lama d'argento o sparargli con una pallottola dello stesso metallo. Poi gli si taglia la testa e lo si brucia, precauzione necessaria per evitare che si trasformi in vampiro. Ma perché un mostro tanto terribile è associato al lupo, animale non certo pericoloso per l'uomo, come dimostrano le ricerche degli etologi? Per capirlo, dobbiamo esaminare brevemente il rapporto tra uomini e lupi...(continua).

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MessaggioTitolo: Re: Licantropia e Possessione Animale   Gio Ago 20, 2009 2:13 pm

(continuazione, terza e ultima parte)


Lupus in fabula
(parte terza: Licantropia per le culture antiche, nel medioevo e conclusioni)

Di Mario Borselli


..Un ululato nella notte. Da sempre, il lugubre canto del lupo alla luna evoca nell'uomo emozioni ambivalenti: terrore ancestrale e struggente malinconia. E ambivalente è sempre stato il rapporto tra l'uomo e il lupo, da una parte terribile nemico, dall'altra animale sacro o addirittura divinità e oggetto di culto. Nell'antico Egitto il dio-lupo Ap-uat esercitava le funzioni di psicopompo, traghettava cioè all'altro mondo le anime dei morti; in suo onore si praticavano riti cannibaleschi. Nella mitologia nordica i lupi Freki e Gerì sono compagni di Odino, mentre il terribile Fenrir, figlio del dio del male Loki, è destinato a divorare l'intero universo alla fine della battaglia finale, il Ragnarok. Più positive dei tenebrosi lupi nordici sono le divinità lupesche dei Celti e dei Greci, legate agli dei della luce Belen e Apollo (lukos, la parola greca per lupo, ha la stessa radice di luke, luce). Apollo fu partorito da Latona, che aveva assunto sembianze di lupa, e per questo ad Argo era chiamato Apollo Liceo e aveva potere sui lupi. Positivo è anche il rapporto con il lupe dei Romani antichi: a parte la lupa nutrice di Romolo e Remo, il 15 febbraio si svolgeva la cerimonia dei Lupercali, i onore del dio Luperco (versione romana di Pan), nel corso della quale il sacerdote, vestito da lupo, passava un coltello bagnato di sangue sulla fronte di due adolescenti; questo aspetto della cerimonia era probabilmente derivato da un originario sacrifìcio umano. Luperco era il protettore delle greggi, e il rito era stato ereditato dai Sabini (antenati rurali dei Romani). I Sabini identificavano se stessi nel lupo, animale in cui riconoscevano le loro caratteristiche originarie di guerrieri e cacciatori. Per i popoli che vivevano di caccia il lupo era un rivale, predatore che si nutriva delle stesse prede, competitore che occupava la stessa nicchia ecologica. Quindi, per avere fortuna nella caccia, bisognava ingraziarsi il lupo, ottenerne rispetto e protezione. Ecco dunque il-lupo divenire spirito protettore e totemico, addirittura antenato della stirpe, per popoli disparati come i citati Sabini, i Daci, i Germani, gli Eschimesi, i Mongoli (Gengis Khan si diceva discendente di un grande lupo grigio) e molte tribù indiane d'America. I Pawnee, ad esempio, chiamavano se stessi lupi, e quando andavano a caccia vestivano pelli di lupo e adottavano nei confronti delle mandrie di bisonti le stesse tecniche dei lupi.
Al culto degli animali è associata la credenza nella metamorfosi. Gli sciamani delle tribù siberiane o nordamericane hanno il potere di trasformarsi nell'animale totemico della tribù. Quando lo sciamano, il guerriero (nel caso degli ulfhednar vichinghi) o il cacciatore (nel caso dei Pawnee) si travestono da lupi, "diventano" lupi, assumono le caratteristiche di forza, coraggio e velocità dei lupi. Per le culture primitive non esiste differenza tra mito e realtà, tra sogno e veglia: travestirsi da lupo o sognare di essere un lupo equivale a una vera metamorfosi. La trasformazione in lupo mannaro (o in altri animali mannari) trae dunque origine da riti religiosi arcaici delle comunità di cacciatori. E' originariamente una figura benigna. Ma quando assume una valenza malvagia? Passando da un'economia basata sulla caccia a una basata sull'allevamento del bestiame, alcuni popoli mantengono, come abbiamo visto per Romani e Sabini, riti propiziatori in onore del lupo, per ingraziarsi il predatore delle greggi. Il lupo è sempre venerato, ma inizia a essere temuto. Toccato per così dire nel portafoglio, il pastore comincia a denigrare il lupo, su cui vengono proiettate caratteristiche negative umane, come la cattiveria e la crudeltà. Degradato dalla religione alla superstizione, l'ex-animale sacro conserva una terribilità soprannaturale.

Lupus in fabula. Ovvero: quando si parla del diavolo, ecco che ne spunta la coda (o le corna). La definitiva demonizzazione del lupo avviene nel Medioevo, quando il Cristianesimo (per cui solo l'uomo, tra le creature viventi, è fatto a immagine di Dio) ne fa praticamente un inviato del diavolo in Terra (parziale eccezione è l'animalista San Francesco, a cui si deve la famosa "conversione" del "lupo cattivo" di Gubbio). Nascono storie di lupi che attaccano uomini. Oggi le chiameremmo "leggende urbane", vale a dire quelle dicerie irrazionali e senza base logica che però vengono considerate universalmente vere, per ragioni psicologiche profonde. La più famosa e ripetuta storia di lupi cattivi è quella della slitta russa inseguita da branchi di lupi famelici: fatto tanto spesso raccontato e mai avvenuto. Ancora più feroci e spaventevoli di questi "lupi cattivi" sono gli uomini trasformati in lupi. La metamorfosi, che nelle culture primitive era un rito nobilissimo di fusione tra l'uomo e l'animale divino, diventa per la cultura cristiana medioevale la forma più bassa di degradazione, l'abbassarsi al livello della Bestia, ossia del diavolo. Il lupo mannaro non è più un sacerdote impegnato in un rito sacro, ma uno stregone che allaccia rapporti con il demonio, un mostro. Dal Medioevo fin quasi ai nostri tempi, gli assassini più feroci, da Gilles de Rais a Jean Grenier (antenati dei nostri serial killers), o i divoratori di cadaveri come l'ottocentesco sergente Bertrand, furono considerati lupi mannari. Loro stessi si ritenevano tali ed erano convinti di trasformarsi in lupi quando commettevano i loro delitti. Tale convinzione toglieva loro ogni inibizione e liberava i loro impulsi sadici e aggressivi. Come abbiamo visto a proposito della trasformazione di Licaone e dei riti Lupercali, la credenza nel lupo mannaro è legata al terribile tabù del cannibalismo, pratica a cui indulgevano gli assassini citati. Per poter mangiare i propri simili, questi uomini predatori di altri uomini dovevano autoconvincersi di essere diventati delle bestie, ossia dei lupi.

Una forma di schizofrenia definita licantropia, melanconia canina o morbo lupino.

Allucinazioni dovute a misture di droghe (nel Cinquecento, lo scienziato Gerolamo Cardano provò le famigerate "ricette lupesche" di cui abbiamo parlato: non si trasformò in lupo ma tenne una relazione sul suo "viaggio" allucinogeno). Visioni ottenute tramite cerimonie religiose (sabba compresi). Perversioni patologiche (omicidio in serie, sadismo, cannibalismo). Infezioni da rabbia canina. Errori giudiziari durante la caccia alle streghe del Cinque-Seicento. Per tutte queste ragioni, non si può negare che i lupi mannari, o persone ritenute tali, siano veramente esistiti. Più brutale del vampiro, decisamente più solido del fantasma e, a differenza di loro, sanguignamente vivo, lupo mannaro incarna l'aggressività della razza umana privata di ogni inibizione morale o religiosa. Non è l'inoffensivo licantropo che ulula alla luna come un lupo vero. È il "lupo cattivo" della fiaba. È il guerriero-lupo, è il nazista che aggredisce gli ebrei, è il serial killer. Il suo lato malvagio non è quello lupesco, ma quello umano. Come diceva il filosofo Hobbes: Homo homini lupus. È l’uomo il vero predatore del suo simile.

(fine estratto)

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